Wednesday, September 28, 2011

IL SOMMO VATE - ATTO SECONDO


ATTO SECONDO


(Sala del trono; giorno; di fronte al trono è disposta una pedana alta circa un metro, coperta da un panno rosso; la luce permette finalmente di osservare l’arredamento della sala del trono, che consiste di sex.machines, enormi falli artificiali, bambole di plastica per coiti solitari, scaffali con prodotti lubrificanti per inserzioni difficoltose, enormi clisteri; entra l’archeoastronzo Mauro Mau seguito dai Tretrans)

Mauro Mau:
Anche il Sommo Vate, maledetto,
del trascurarmi prende gran diletto.
Eppur fui il primo che si accorse al mondo
che il buco del cul spesso è rotondo,
piantandomi ben dentro nel sedere
il parapetto di un antico belvedere(*).
Esso era quadro e posto dentro il retto,
sebbene provocasse un grosso effetto,
mi lasciò come l’impression sbagliata
di aver subito una pessima inculata.
Ma come, mi dissi, perfino L’Avogadro(*)
prescrisse l’assenza di ogni cazzo quadro:
vuoi vedere che la morbida rosetta,
quadra non è neppure quando è stretta?
Ne dedussi allor, da gran ricercatore,
che commettevan tutti un grosso errore:
scoprii per primo, prendendolo dal retro
che quadrato non è mai il didietro!
Eppure in quest’isola(*) incantata
nessuno mi dedica neppure una cacata.
Quando mi reco all’università, assai spesso,
il direttore afferma ch’io sia fesso,
ed anche il Sommo Vate ha preferito
osservar di Ameba Loffia il rito,
senza curarsi dell’indicazione,
di usare un gran menhir come pingone(*).
È incredibile che non essendo un gonzo
mi chiamino tutti il principe archeoastronzo!
(Si appoggia sconsolato al trono, singhiozzando)

Tretrans:
(Sulla musica di Ma le Gambe
Quando Mauro Mau incomincia a singhiozzar,
c’è allor da far,
da consolar.
Forse si potrebbe la pillona(*) con il culo allinear,
menarla un po’,
dentro il popò(*)

Saran belli gli equinozi, e i solstizi ancor di più,
ma le tette, son più belle coi capezzoli all’insù.
Se a te piacciono gli zenit, a lui piacciono i nadir,
ma il puzzone(*), ma il puzzone, dentro il cul ci fa impazzir.]

Due chiappette maliziose, ti sapranno catturar,
ma una nerchia ritta in bocca, è più buona da ciucciar.
Due palline un po’ pelose, due palline rosse e blu,
falle sbatter, sul tuo culo e non ci pensare più.

Dai su sveglia Mauro Mau non stare lì a rimuginar,
prendilo in cu’(*)
come sai tu
Vedrai che un batacchio duro ti farà pure sborrar
in punta su
succhialo tu.

Saran belli gli equinozi, e i solstizi ancor di più,
ma le tette, son più belle coi capezzoli all’insù.
Se a te piacciono gli zenit, a lui piacciono i nadir,
ma il puzzone(*), ma il puzzone, dentro il cul ci fa impazzir.

Due chiappette maliziose, ti sapranno catturar,
ma una nerchia, ritta in bocca, è più buona da succhiar.
Due palline un po’ pelose, due palline rosse e blu,
falle sbatter, sul tuo culo e non ci pensare più.
(Applausi scroscianti di tutti, attori e pubblico; masturbazione generale ed eiaculazione collettiva)

Prof Kotòner:
(entrando di corsa, trafelato)
Zitti tutti, pranko di invertiti, kulattoni,
il Fate arrifa, toccatefi i koglioni.
Kvest’occi il Zommo rizolferà il pusillo(*)
kalzanto per l’occazione i takki a zpillo.

Sommo Vate:
(entrando seguito dai due armigeri ed andando a sedersi sul trono; calza due scarpe con tacchi a spillo da trenta centimeri e incespica continuamente aggrappandosi alle lance falliche che si gonfiano di conseguenza rizzandosi baldanzose; nel frattempo entrano anche tutti gli altri andando a disporsi accanto alle sculture falliche ed alle sex machine; ciascuno mimerà a piacere la recitazione degli attori secondo il proprio estro usando gli elementi di arredamento)
Ah che goduria! Oggi a colazione
presi nel culo il fusto di un cannone:
è piacevole cominciare la giornata
porgendo l’ano ad una cannonata!
Dopo la notte di tregenda or or conclusa
è tempo adesso di pensare alla balusa(*).
Chiamate dunque il Generale Shardariano:
Stronzo Bestiale cavategli dall’ano
e trasferitelo in fretta e senza doglie
nel purchiaccone(*) ansioso di mia moglie.
A Genofeffo Mannutrodju il prode
sian date a cambio, in culo, due uova sode!
(Mormorato ai due armigeri)
Se si duol del baratto, pure trenta,
o anche di più se ancor non si accontenta.

Coro generale: entra Genoveffo Mannutrodju
(sulla musica del Tamburo della Banda d’Affori, con accompagnamento di fragorose scorregge)
‘rrivano i troddi, ‘rrivano i troddi
‘rrivano i troddi del general,
del general, del general.
Oh Mannutrodju metti il culo sopra il pital
Oh Mannutrodju metti il culo sopra il pital

Dedalonur, Dedalonur
Dedalonur, se lo prende in cul,
lo prende in cul, lo prende in cul.
Dai Generale mettilo in culo a Dedalonur.
Dai Generale mettilo in culo a Dedalonur.

Ma che chiappette, Dedalonur,
ma che splendore di chiappe hai tu,
e col culetto volto all’insù,
la vaselina già metti in cù(*)

Fancul, fancul,
fancul, fancul ,fancul…
Vai nel culo generale della bocciofila
Spremi il cazzo come fosse in una pirofila,
Oh ragazzo, mena il cazzo che il condottiero è qua
Che bordello, sempre quello, combinerà.

Ecco arriva il condottiero dei mille bischeri
Che nel culo si è già preso i quaranta pifferi
Oh gran figlio di puttan,
caca in fretta e la merda tienla in man!

È il generale, è il generale,
è il generale che arriva qua
che arriva qua, che arriva qua
Stronzo Bestiale in fretta in fretta ci cagherà
Stronzo Bestiale in fretta in fretta ci cagherà

Cagalo adesso, cagalo adesso,
cagalo adesso con l’esplosion
con l’esplosion, con l’esplosion
Dai Genoveffo spara il troddio come un cannon
Dai Genoveffo spara il troddio come un cannon

(Entra il Generale Shardariano Genoveffo Mannutrodju, seduto su un enorme vaso da notte trasportato a braccia da quattro portantini che posano il vaso sopra la pedana e si dispongono attorno al capo come una vera e propria guardia del corpo)

Generale Shardariano:
(le sue parole verranno sottolineate dalle scorregge e da espressioni acconce che sottolineano il continuo sforzo creativo)
Lasciando a mezzo l’ennesima cacata,
giunsi di corsa, obbedendo alla chiamata.
Ti prego, Vate, vediamo di far presto
ché l’editor quest’oggi aspetta il testo
del mio prossimo tomo(*) sconvolgente
che questa notte mi è venuto in mente.
Devo recarmi poscia ad Arborea
per produrre chili e chili di diarrea
e guadagnarmi la solita gratifica
da parte del Consorzio di Bonifica(*).
Non per nulla in Sardegna e Meridione
mi chiaman tutti il General Cagone

Sommo Vate:
(seccato dalla prosopopea di Genoveffo Mannutrodju)
Sentimi bene, Cagone Generale,
che vivi ad ufo assiso sul pitale,
se ti ho chiamato quest’oggi al mio cospetto
è solamente perché dal tuo buchetto
espeller tu devi, proprio adesso,
Stronzo Bestiale, il traduttore fesso
che hai succhiato attraverso il tuo condotto(*)
scambiandolo per la bega(*) d’un bardotto.
Cagalo in fretta, militare scaltro,
e vedremo uno stronzo farne un altro!
Espulso dallo strafanario(*)il paleografo
metti al suo posto un valido fotografo
che documenti con le fotografie
vuoi le cagate vuoi le fesserie
che i tuoi seguaci della merda amanti
mangiano giornalmente tutti quanti.
Dunque caga, gran testa di flamberga(*)
fatto che l’abbia: fuori dalle terga!

Generale Shardariano:
(piuttosto seccato, ma obbligato ad abbozzare)
Ad un invito sì gentile e assai garbato
non posso che fare come l’inculato,
il cretin che lo prende nel sedere
e deve pure finger di godere.
Adesso te lo cago, ma è un peccato,
ad averlo nel retto ero abituato:
stando là dentro, Bestiale, il mio collega,
si rendeva più gradito di una sega!
(Comincia lo sforzo cacatorio, mentre le scorregge accom-pagnatorie aumentano di frequenza e intensità)

Coretto dei prodi portatori del vaso:
(sull’aria de Il Pinguino Innamorato, con ricco contrappunto di flatulenze a tempo)
Soffre, soffre, soffre
col culetto un po’ arrossato
forse gli fa male
per gli stronzi che ha cagato,
ma, sgagazzando qua e là
non si ferma perché sa
di cagare uno stronzo in frac.

Spinge spinge spinge
il generale shardariano
certo è un fatto strano
che si rompe il culo sano,
ma, scoreggiando su e giù
anche se non ne può più
sta cagando un grosso stronzo in frac.

Spingi nostro generale,
spingi dai non ti fermar
anche se il tuo cul fa male
caga dai lo stronzo in frac. (urlo generale: Fallo per noi!)

Troddia, troddia, troddia
fai scoppiare l’intestino,
ecco che s’ammoddia(*)
esce come un bel bambino
già lo vediamo qui con noi
applaudiamo assieme a voi,
è l’arrivo dello stronzo in frac!
(applaudono felici, mentre uno sbuffo d’aria fetida fa gonfiare il tappeto rosso sulla pedana indicando che Stronzo Bestiale ha forato il fondo del vaso da notte ed è finito sotto la pedana.)

Stronzo Bestiale:
(Voce che esce da sotto la pedana)
Porco cazzo! Che pacca, che gran botto,
uscir dal culo è proprio un terno al lotto,
con lo sfintere chiuso attorno al collo,
lo strangolamento ho rischiato, come un pollo.
Per fortuna al mestiere sono aduso,
indenne di passar per il pertuso(*):
non per nulla oltre che Bestiale
Stronzo anche sono, e abituato all’orinale.

Sommo Vate:
(levandosi in piedi nella confusione generale, imitato dalle lance degli armigeri che si erigono diventando due enormi cazzi)
Amici cari, inneggiamo allo scienziato
entrato in culo ed or dal cul rinato,
un viaggio iniziatico nel retto
che a Genoveffo ha dato gran diletto,
evitandogli la noia quotidiana
di mettere nell’ano una banana.
(Mentre il Sommo Vate parla e tutti sono intenti ad ascoltarlo, il perfido Mauro Mau aiutato dallo scudiero si avvicina alla pedana e fa scappare Stronzo Bestiale; escono dalla scena in punta di piedi e senza neppure una scorreggia)
Esci e mostrati a noi, traduttor divino,
sei pronto dunque al grande tuo destino?
Da oggi vivrai, nella vulva racchiuso,
come un magico vibratore multiuso,
e decifrando il nuragico da lì
titillerai di Elenoclisma il punto “G”!
Ella, inebriata dai ripetuti orgasmi,
e scossa nell’intimo dai ficaioli spasmi,
la pianterà di rompermi i coglioni
pretendendo elefanti e stranguglioni(*).
(Silenzio; tutti guardano verso la pedana da cui non proviene alcun segno di vita)

Professor Kotòner:
(sollevando con cautela il panno che copre la pedana e sbirciando)
Ztronzo Peztialeeeee… moztrati koraccio,
non ezzer timito come un vercinello paccio,
la mogliera del Fate, la cicciabaffa(*) pronta,
attente come una facca per la monta.
Se non ti zbrighi ella, poferina,
nel kul si spatterà una koluprina!

(Ancora silenzio; pausa di sgomento)
Sommo Vate:
(sull’incazzato)
Kotòner, tieni o no alle palle?
Solleva dunque dal tavolo lo scialle!
Professor Kotòner:
(Immobile, piegato sotto la pedana)
Zommo Fate, profeta, gran magnaccia…
Di Ztronzo Beztial qua zotto non c’è traccia!

Sommo Vate:
(incazzato, rivolgendosi a Genoveffo Mannutrodju)
General della minchia, gran fedigrafo(*):
hai finto di evacuare il paleografo!
Nel cul lo tieni ancora, maledetto:
immantinente fallo uscir dal retto!

Generale Shardariano:
(preoccupato, tra scorregge esitanti)
L’ho espellito… espelluto… espellato… (*)
Ti giuro che dall’ano l’ho cacato!
Mentre passava nel cul ebbi l’idea
Di sentirlo decifrare l’Odissea!
Che sia successo dopo non saprei,
fosse per me ancor lo cacherei!

Prof Kotòner:
(molto incazzato, ricolto agli armigeri)
A Mannutrodju per ortine del Fate,
un enorme klistere praticate.
Metteteci dentro il palsamo algonchino,
secua un cran zecchio di peperoncino,
tue litri puoni di acido muriatico
qvattro kili di morpido stallatico.
Vetremo allor se dentro l’orinale
troferemo alfin Ztronzo Peztiale!

(Gli armigeri eseguono usando le due lance, trasformate in un enorme clistere; Genoveffo Mannutrodju gradisce con evidenti mugolii di piacere)

Generale Shardariano:
Sì, sì, nel retto pompate la brodazza,
stimolate un gran mastello di cagazza:
ingollata dal culo la manteca,
di libri scriverò una biblioteca:
come il mio editore sempre dice,
più merda cago, tanto più è felice,
a forza di produrre grossi stronzi
cresce la massa di lettori gonzi!
(Seduto sul vaso da notte, emette fragorose flatulenze simili a tuoni, provocando la paura di tutti gli astanti; al termine, Kotòner si avvicina per sbirciare nel pitale

Prof Kotòner:
(titubante, tappandosi il naso con una mano)
Zommo Fate, io non forrei tire,
lunci da me folerfi far zoffrire,
però il gran studioso tratuttore
nella merta non c’è, resta il fetore,
la puzza trementa, l’otoraccio,
ma di Ztronzo Pestiale non v’è traccio(*).


FINE ATTO SECONDO


Sunday, September 25, 2011

PRONUNCIA DELLA LINGUA NURAGICA


By Dedalonur

Gigi Sazza e Ameba Loffia, due famosi ricercatori sardi, hanno messO a punto un software interattivo per la corretta pronuncia della lingua nuragica.
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CONDIVIDI CON GLI AMICI QUESTA RARA ESPERIENZA.

Wednesday, September 21, 2011

Il Dedalonur (Petus Teribbilis)

by Zolpo il Polpo Zombie

Allora, visto che voi siete ignoranti e la vostra immaginazione non va oltre il cane o il gatto, e per avere un sussulto di trasgressione pensate all'ornitorinco (brrr, mamma mia) vi presentiamo una creatura davvero inquietante e pericolosa: il Dedalonur (Petus Teribbilis) detto anche Ddn per non sprecare troppe lettere che non ne vale la pena. Se siete deboli di cuore, sappiate che qui si rischia grosso. Se siete deboli di stomaco, prendete il portatile e andate a leggere questo post sulla tazza del vostro cesso (se non avete un portatile ricorrete al vaso da notte).

IL SOMMO VATE - ATTO PRIMO




ATTO PRIMO



Sala del trono. Il Sommo Vate è assiso. Due guardie ai lati del trono impugnano una lancia a forma di fallo.
È notte. La scena è in penombra e da una finestra aperta sullo sfondo si intravedono lampi e si odono tuoni lontani. Le due guardie seguiranno il monologo del Vate con gesti acconci, usando le lance per mimare le azioni sottese dalle parole del vecchio saggio.

Sommo Vate:
Ah che goduria immensa ed appagante
tener nel culo un mulo galoppante!
Ricordo ancora che al bel tempo andato,
giocavo per ore a fare l’inculato;
nessuno nell’isola, che fosse savio o pazzo,
osava sfidarmi nell’arte del rampazzo(*).
Appena sveglio, un mulo, la mattina,
tosto arrivava con la vasellina;
allor mi ungevo il buco e la rosetta
mettendo dentro il cazzo in tutta fretta!
Spremuto quello, arrivava un altro mulo,
e mentre questo pompava dentro il culo,
del precedente succhiavo la cappella,
mai vista al mondo più saporita e bella,
facendogli riprendere il turgor, la consistenza
tanto da farmi rincular con insistenza.
Era un’altra lunga e dura galoppata,
un’appagante e tumida chiavata
che le chiappe mi arrossava per lo striscio
ma apriva un varco per cagare liscio,
facendomi eiettar merde ed un gran lezzo,
da pubblicar senza por tempo in mezzo.
Col fax mandavo le cacche in redazione
ancora prima della colazione,
e il direttor, felice come a nozze,
succhiava il cazzo al correttor di bozze:
le merde mattutine andavan sul giornale,
intrise ancora dello sperma d’animale!
Ah, che tempi erano quelli, porca troia:
bastavano due cazzi, un po’ di gioia,
il culo sempre aperto all’asinino cazzo,
per pubblicar le merde col massimo sollazzo.
Poi, senza dir nulla un mulo, un porco giorno,
si convinse a girare un lungo porno,
fottendo per sei ore una paloma(*)
che l’omaggiò di un roseo condiloma!
Il mulo fottitor, la nerchia come un palo,
ben dentro il culo mi rigirò il regalo!
Ah, che disdetta, giacere sopra il letto
con le creste di gallo dentro al retto.
Addio cagate mattutine, sforzo anale,
da pubblicare in un editoriale!
In meno di mezzora, per un mulo,
rimasi a spasso, e senza un cazzo in culo!
(Si abbatte disperato sul trono singhiozzando)

(Entra Elenoclisma, la moglie del Vate)
Elenoclisma:
Vateee, Vatiiino, Vatuccio, rottinculooo
ancora ti ricordi del bastardo mulo,
che giunse un giorno fino qui da Roma,
regalandoti quel po’ po’ di Papilloma(*)?
Ma è una mania la tua, la fissazione
di un vecchio divenuto un po’ coglione!
Che dovrei dire io, donna pensante,

COME MI CHIAMANO IN FAMIGLIA??

By Dedalonur

-scoreggia
-scorreggia
-scureggia
-scurreggia
-curreggia
-puzzetta
-bomba
-pernacchia
-perna
-scorra
-flatulo
-vento del culo
-spifferata
-strombazzata
-alito di culo
-tromba d'ano
-bronza
-puzza
-loffa
-folata
-turbolenza
-piritu
-pereta
-troddio


Qualcuno anche testa di cazzo, ma non sono molti.

Tuesday, September 20, 2011

SONO LO SCEMO

di Dedalonur

Sono lo scemo tirato a puntino
Dopo che ha fatto un grosso pompino.
Un asin cazzuto ho fatto godere
prendendo il suo cazzo dentro il sedere

(Dalla mia opera: Sciardana i polli del mare)